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Nel momento in cui i cittadini europei si apprestano ad eleggere i nuovi deputati del Parlamento, ciascuno avverte che stiamo vivendo un tempo particolarmente carico di difficoltà ma anche determinante per il nostro futuro e per quello dei nostri figli.
I firmatari, provenienti da paesi dell’Unione Europea o candidati all’adesione, lanciano un appello: il Vangelo e le tradizioni che ad esso si richiamano ci propongono di decifrare questi segni dei tempi, che invitano cambiare le nostre vite affinché si possa realizzare una società più umana e rispettosa del benessere di tutti. Solo l’Europa unita può rispondere alle sfide attuali, esprimendo i suoi profondi valori di solidarietà, di giustizia e di pace nel mondo. Prendiamo coscienza della nostra responsabilità personale nella costruzione europea.
Dopo un lungo periodo di incertezza, gli Europei vogliono riunirsi. Nello stesso tempo, l’Europa è colpita in pieno dalla crisi finanziaria, economica e morale, così come spirituale, che coinvolge il mondo intero. La fiducia perduta potrà tornare solo al prezzo di un sussulto generale nel quale l’Europa ha un ruolo cruciale da svolgere, mentre le sue stesse istituzioni sono indebolite dalle incertezze che pesano tuttora sul processo di ratificazione del Trattato di Lisbona.
La crisi planetaria è una difficile prova da attraversare, in particolare per le popolazioni e per le nazioni più povere. Ma essa costituisce allo stesso tempo una occasione unica per reorientare le nostre economie e operare un mutamento nei nostri comportamenti. Essa apre anche la possibilità che l’Europa di affermi su nuove basi, a condizione che manteniamo desta la nostra capacità di resistenza alle avversità, la nostra vigilanza nel preservare i valori che formano sin dall’origine il terreno fertile di questa costruzione del tutto originale in seno all’umanità intera.
Applichiamo prima possibile le disposizioni del Trattato di Lisbona
Per permettere all’Europa, in questo contesto di crisi economica, di giocare pienamente il proprio ruolo sulla scena internazionale e di dotarsi di istituzioni democratiche ed efficaci, invitiamo prima di tutto i nostri governi e i cittadini europei a sostenere l’entrata in vigore del trattato adottato a Lisbona dai capi di stato e di governo: esso prevede dei mezzi reali d’azione e un fondamento più solido alla ricerca comune di soluzioni appropriate. A questo proposito, ci felicitiamo che l’Irlanda abbia accettato di riconsiderare il proprio voto negativo.
Il testo di questo Trattato, bisogna riconoscerlo, è complesso e non sempre accessibile al cittadino non esperto, come ogni redazione che emerge dalle deliberazioni di 27 paesi. Tuttavia, mai come prima, il trattato assume delle posizioni non ambigue sui valori fondamentali dell’Europa e intende dotare l’Unione europea di processi che permettano delle decisioni più efficaci nel quadro di una Europa allargata. Questo trattato condiziona al tempo stesso la capacità dell’Unione Europea di essere un polo di stabilità, di solidarietà e di apertura verso l’Est e verso il Sud.
Malgrado l’assenza di una menzione alle radici cristiane dell’Europa, noi accogliamo positivamente le affermazioni di questo trattato che sono, di fatto, ispirati al pensiero e ai valori cristiani. Per la prima volta il trattato afferma esplicitamente che la dignità umana è il primo valore dell’Europa, seguito dalla libertà, dalla democrazia, dall’uguaglianza. Ricorda che gli obiettivi dell’Unione includono la pace, la piena occupazione, lo sviluppo durevole, il commercio libero ed equo, l’eliminazione della povertà, la protezione dei diritti dell’Uomo e il rispetto e lo sviluppo del diritto internazionale. La nozione di solidarietà – termine raramente utilizzato prima d’ora nel diritto comunitario – diviene centrale.
La Carta dei Diritti Fondamentali, che forma un tutt’uno con il trattato, combina i diritti fondamentali classici con i diritti sociali. Garantisce, tra l’altro, l’accesso alla sicurezza sociale, all’assistenza sociale e all’alloggio; garantisce anche la protezione della famiglia, i diritti dei bambini, delle persone anziane e dei disabili, il diritto d’asilo, i principi di bioetica quali il divieto della clonazione riproduttiva, delle pratiche eugenetiche, dell’utilizzo del corpo umano a fini commerciali, ecc.
Il trattato protegge lo Statuto delle Chiese stabilite in Europa, secondo il diritto nazionale, riconosce la loro identità e il loro contributo specifico e invita l’Unione a mantenere un dialogo aperto e regolare con loro. Infine, il trattato prevede il rafforzamento dei poteri del Parlamento Europeo e dei Parlamenti nazionali, una maggiore trasparenza, una partecipazione più diretta dei cittadini, una condivisione più chiara delle competenze e un maggiore controllo di sussidiarietà.
Poiché rafforza l’efficacia e la legittimità democratica dell’Unione, il trattato da all’Europa la capacità di raccogliere quelle che ci sembrano le tre maggiori sfide dei tempi attuali, la mondializzazione, il cambiamento climatico, l’evoluzione demografica.
Per far fronte alla mondializzazione dell’economia, costruiamo una Europa più solidale
La mondializzazione delle relazioni commerciali e finanziarie ha conosciuto un progresso folgorante nel corso degli ultimi due decenni. Ma non tutti hanno potuto beneficiare dei frutti della crescita, anzi. Tutti possono oggi osservare il fallimento di un sistema dominato da una moltiplicazione sfrenata degli strumenti finanziari, segnato da una mancanza di regolazione, di trasparenza e di responsabilità degli attori. Allo stesso tempo possiamo osservare la rinascita delle tentazioni protezionistiche e, anche in seno alla stessa Unione Europea, degli atteggiamenti del tipo “ciascuno per sé”.
Per evitare tali disequilibri, siamo più che mai invitati a mettere l’economia a servizio dell’uomo e di ogni uomo. Ciò significa valorizzare il lavoro umano, promuovere l’impresa e ristabilire il ruolo dello Stato quale garante dell’interesse generale. Il modello europeo dell’economia sociale di mercato deve essere modernizzato di fronte a queste nuove realtà. La sua vocazione a conciliare l’efficacia economica con la giustizia sociale, le pari opportunità per tutti e la solidarietà deve essere rafforzata. Questa solidarietà non può arrestarsi alle frontiere nazionali, ma deve beneficiare dell’irrinunciabile esperienza comunitaria acquisita nel corso degli anni e mostrarsi più audace nella difesa degli interessi dei più vulnerabili.
Per questo e tenuto conto del suo ruolo di grande potenza, l’Unione Europa ha per vocazione la promozione di una politica di regolazione mondiale, sostenuta da strutture internazionali di governance e dal rafforzamento degli strumenti di controllo. Tra questi, il FMI, l’OMC, il sistema delle Nazioni Unite devono svolgere un ruolo essenziale, assicurando ai paesi emergenti e ai paesi poveri, e specialmente a quelli del continente africano, la parte che deve essere loro riconosciuta nelle decisioni.
Per far fronte al cambiamento climatico, costruiamo una Europa più rispettosa delle future generazioni
E’ in corso un cambiamento climatico importante, le conseguenze per le generazioni future sono evidenti e le responsabilità umane sono chiamate in causa. Come cristiani, crediamo che la Creazione ci è stata affidata da Dio e che dobbiamo esserne i “custodi” e gli utilizzatori responsabili. Tuttavia, i paesi industrializzati e gli altri che li seguono adottano ancora dei metodi di produzione e un modello di vita che richiede un consumo sfrenato delle risorse disponibili. Lo sappiamo bene, le conseguenze del cambiamento climatico quali le tempeste, le inondazioni, o le siccità toccano prima di tutto i paesi poveri e attizzano i conflitti per l’accesso al cibo e all’acqua.
E’ ormai ammesso e riconosciuto che questa situazione non può più essere gestita se non a prezzo di un reorientamento della crescita economica, alfine di ridurre il consumo energetico e più in generale delle risorse naturali non rinnovabili. Solo l’Europa unita è nelle condizioni di avviare iniziative coraggiose, ma necessarie malgrado la crisi finanziaria e economica. Apprezziamo le decisioni già assunte, tuttavia pensiamo che bisogna andare oltre.
Ognuno di noi è sollecitato a contribuire personalmente a questo sforzo e a riconoscere che un altro modo di vita si impone, in particolare nei paesi industrializzati. Ritrovare una certa frugalità nel consumo dei beni e negli spostamenti è un contributo importante per evitare un rovesciamento ecologico. Ma è anche una opportunità da raccogliere per convertirci da una vita troppo materialista e aprirci maggiormente alla ricchezza delle relazioni interpersonali.
Per far fronte alla sfida demografica, costruiamo una Europa più generosa
La terza grande sfida cui devono far fronte molti paesi d’Europa è la sfida demografica che è determinata sia dall’invecchiamento che dalla diminuzione delle nostre popolazioni. Sul piano internazionale l’Europa è oggi il continente maggiormente coinvolto. Tra le conseguenze socioeconomiche di questi cambiamenti demografici, il sovraccarico dei sistemi sociali, la mancanza di manodopera a medio termine, l’aumento della dipendenza e l’isolamento sociale dovuto all’età, la crescita dei conflitti potenziali tra le generazioni.
Le ragioni di questa situazione sono molteplici, ma le risposte a questa sfida suppongono prima di tutto una attenzione accresciuta al benessere delle famiglie, cellule nevralgiche delle nostre società, e a quello delle generazioni più giovani. Sia i paesi membri che la stessa Unione europea, nel quadro delle proprie competenze, devono assicurare le pienezza della vita famigliare, promuoverla, proteggerla. Bisogna creare le condizioni per permettere ai genitori di realizzare il proprio desiderio di bambini e di conciliare la vita familiare e la vita professionale.
A questo fine, è necessario che siano mobilitate l’insieme delle politiche: salute, educazione, impiego. La società intera deve assumersi la responsabilità di dare tutte le opportunità alle giovani generazioni e valorizzare il ruolo dei seniores.
Oggi già tre quarti circa del tasso di crescita della popolazione in Europa è dovuto all’immigrazione. Questo fenomeno è destinato a proseguire a causa della necessità di dover compensare, in modo almeno parziale, il calo demografico. Bisogna dunque impegnare le nostre società nell’integrazione dei migranti e in una maggiore promozione della diversità.
Più generalmente, le politiche per la famiglia o dell’immigrazione non debbono solo essere dettate dalle necessità economiche. La preoccupazione per una immigrazione scelta non dovrà prevalere sul rispetto del diritto di ciascuno a vivere in famiglia. Le sfide della politica d’immigrazione, così come quello del mantenimento della diversità etnica, culturale e religiosa delle nostre società, riguardano in generale lo spirito di accoglienza e di ospitalità e ci impegnano, soprattutto se siamo cristiani.
Bisogna tuttavia ammettere che le istituzioni europee possono aver dato l’impressione di mettere in pericolo l’integrità della cellula famigliare. Esiste il rischio di veder negata l’alterità dei sessi e rifiutata ogni differenza tra le funzioni paterne e materne. A questo riguardo è importante sottolineare che né i trattati europei vigenti né il trattato di Lisbona autorizzano l’Unione a legiferare in materia di diritto di famiglia e di diritto alla vita: tali ambiti continuano a riguardare la responsabilità esclusiva degli Stati.
Facciamo dunque appello a tutti i cittadini europei, e in particolare ai cristiani, a intervenire nella pienezza delle proprie responsabilità nel dibattito democratico europeo.
Cittadini europei, partecipiamo alle elezioni del giugno 2009. Prendiamo coscienza delle sfide della costruzione europea e della speranza che questa continua a rappresentare per assicurare la pace e la giustizia a livello mondiale. Esigiamo dalle diverse formazioni politiche che esprimano per queste elezioni una vera visione europea; sosteniamo i canditati determinati a difendere in parlamento politiche ispirate al rispetto della dignità umana, nella prospettiva di una Europa più solidale, più rispettosa delle future generazioni, più generosa. Da elettori responsabili restiamo insensibili agli slogan populisti. La costruzione europea è di nuovo una sfida centrale per gli Europei e il Parlamento ha, più di altre istituzioni comunitarie, la missione di incarnare i cittadini.
Mai come oggi è stata così evidente la vocazione dell’Unione europea di essere un attore di pace nella propria regione e per il mondo. Facciamo sì che non manchi il suo appuntamento con la storia!
Jérôme Vignon
Presidente delle Settimane Sociali di Francia (SSF) – Francia
Hans Joachim Meyer
Presidente del Comitato centrale dei cattolici tedeschi (ZdK) – Germania
Michel Camdessus
Presidente onorario delle Settimane Sociali di Francia (SSF) – Francia
Henryk Woźniakowski
Presidente delle Edizioni ZNAK – Polonia
Andrea Olivero
Presidente delle ACLI - Associazioni cristiane lavoratori italiani – Italia
Hein Pieper
Direttore del Network Cattolico – Olanda
Antoine Arjakovsky
Direttore dell’ Istituto di Studi Ecumenici di Leopoli, Università cattolica dell’Ucraina, Presidente della Settimane sociale ecumenica di Leopoli – Ucraina
Neven Šimac
Vice-presidente del Centro di documentazione e ricerche europee Robert Schuman, Zagabria e spalato – Croazia
Anna Moskwa
Centro Europeo di Incontro - Fondazione Nowy Staw – Polonia
Peter Grubits
Segretario generale dell’Azione cattolica d’Austria (KAÖ) – Austria
Pierre Lecocq
Presidente dell’UNIAPAC Europa - Unione Cristiana Internazionale dei Dirigenti di Impresa – Parigi
Peter Annegarn
Presidente del Consiglio Interdiocesano dei Laici (CIL) – Belgio
Josiane Caproens
Presidente del Consiglio Pastorale Interdiocesano (IPB) – Belgio
Carine Devogelaere
Coordinatrice del Consiglio Pastorale Interdiocesano (IPB) – Belgio
Frank Turner SJ
Direttore dell’OCIPE - Ufficio europeo dei Gesuiti – Bruxelles
Henri Madelin SJ
OCIPE - Ufficio europeo dei Gesuiti – Strasburgo
Violeta Barbu
Membro IXE – Romania
Pedro Sols Lúcia ed María Luisa Lladó Hädinger
Membri IXE – Spagna
Anne van der Vaeren
Membro IXE – Belgio
Pierre Deschamps
Presidente degli Imprenditori e Dirigenti Cristiani – Francia
Tomáš Halík
Presidente dell’Accademia Cristiana Ceka – Praga
Michel Van Aerde OP
Direttore dell’associazione domenicana ESPACES – Bruxelles
Ignace Berten
ESPACES – Bruxelles
Markus Schlagnitweit
Direttore dell’Accademia Sociale Cattolica d’Austria – Austria
Clotilde Nyssens
ALTERCITÉ – Belgio
Francis Davis
Von Hugel Institute, St Edmund‘s College, University of Cambridge – Gran Bretagna
Yves Coulomb
Presidente del Movimento cristiano dei quadri e dirigenti (MCC) – Francia
Llorenç Puig i Puig SJ
Direttore, Cristianisme i Justícia – Spagna
Appello ai cittadini europei in occasione delle elezioni europee di giugno 2009