Initiative of Christians for Europe

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Ritroviamo il senso della costruzione europea

Manifesto del Gruppo «Iniziativa dei Cristiani per l’Europa » (IXE)

All’indomani dell’allargamento dell’Unione europea del 2004, che avrebbe dovuto essere portatore di speranza, l’Europa deve oggi fare i conti con il dubbio e la paura. Le difficoltà del contesto internazionale attuale, l’invecchiamento demografico e la crescita dell’individualismo e degli egoismi nazionali rendono più fragile questa costruzione.

Nel momento in cui ci apprestiamo a commemorare, il prossimo 25 marzo 2007, il cinquantesimo anniversario della firma del Trattato istitutivo della Comunità Economica Europea, noi affermiamo che la costruzione europea rimane fondata su un progetto più ampio, che ha senso e che è tutt’ora di grande attualità: la riconciliazione tra i popoli per costruire uno spazio di pace, di diritto, di prosperità e di solidarietà, uno spazio aperto e a servizio del mondo.

L’Unione europea deve oggi far fronte a nuove sfide: una mondializzazione economica che si accelera; la povertà che persiste o persino si aggrava, in modo particolare alle sue porte, in Africa; una immigrazione massiccia; i conflitti nel Vicino e nel Medio – Oriente; le gravi minacce per l’ambiente a livello mondiale. In questo contesto, il silenzio o l’azione troppo timida dell’Europa sarebbe colpevole. E’ dunque urgente dare vita ad una riflessione nuova sul senso del progetto europeo, identificare i comportamenti che dobbiamo cambiare e prepararci ad assumere una responsabilità all’altezza della nostra storia e delle nostre potenzialità.

1. Una eredità senza progetto ?

Alla vigilia del 50° anniversario del Trattato di Roma, che cosa constatiamo? La dinamica europea è bloccata. L’adozione dell’euro è stata un successo ma la storica riunificazione che l’Unione europea ha realizzato con l’adesione di dodici nuovi Stati membri non è stata accompagnata dalle riforme istituzionali necessarie al suo buon funzionamento, riforme che sono in cantiere da ben 15 anni.

Perché una simile situazione? Il progetto europeo dispone oggi di minore sostegno e adesione da parte dei cittadini. Il loro disincanto rispetto all’Europa si esprime pressoché ovunque nella debole partecipazione alle ultime elezioni europee e costituisce la causa principale del rifiuto del Trattato costituzionale da parte di due Stati fondatori – la Francia e l’Olanda – e della stessa crisi attuale.

Noi, cristiani in Europa, consideriamo che questo spazio di pace, di prosperità e di solidarietà cui mirava lo stabilimento della Comunità Economica Europea nel 1957 è ormai globalmente realizzato, ma il compimento del progetto in una vera Unione politica è sempre in stato di sofferenza. Solo una Unione simile ci permetterà di raccogliere le nuove sfide alle quali dobbiamo far fronte. Molti temono che si riduca semplicemente ad una autorità di regolazione dei mercati. In effetti, i governi degli Stati membri si comportano al momento come coloro che vivono di rendita, sfruttando questa straordinaria eredità, ma tardando a tracciare delle nuove prospettive per l’Europa.

I popoli sono tuttavia alla ricerca del senso del loro vivere insieme. 50 anni or sono, sono stati i conflitti mondiali e le minacce del totalitarismo che hanno generato l’imperativo della riconciliazione e dell’unificazione del continente. Oggi, gli Europei sono diventati più ricchi ma sembrano meno solidali, l’individualismo erode il loro legame sociale. Di fronte alle nuove sfide, in questo inizio del 21° secolo, solo dei valori comuni ed un progetto per un avanzamento di civiltà potranno permetterci di approfondire la nostra comunità di destino e far così fronte alle nostre responsabilità mondiali.

2. I deficit di una crescita solidale e durevole

In effetti, per gli Stati europei si tratta di mantenere il controllo del proprio destino e di portare il proprio contributo alla soluzione dei problemi di questo tempo, nel concerto delle nazioni. Nel tempo in cui le prospettive demografiche europee a venti o trent’anni sono quelle di un indiscutibile ripiegamento, l’ascesa di nuove potenze mondiali avviene ad una velocità vertiginosa. Si realizza un formidabile rimescolamento delle carte, nel quale le medie potenze rischiano di perdere voce in capitolo. Il consolidamento e l’approfondimento di una Unione di più di 480 milioni di abitanti ci assicureranno la dimensione dei maggiori attori mondiali e ci permetteranno di far fronte più serenamente alla mondializzazione, facendone una opportunità per tutti, soprattutto per i più sfavoriti.

Ma tutto questo suppone che abbiamo anche la volontà, l’immaginazione e il coraggio di proporre un modello di civilizzazione più umana e di promuovere delle regole che mettano l’economia a servizio dell’uomo. I valori nei quali crediamo – rispetto della persona, libertà, solidarietà, democrazia, giustizia – ci spingono a mettere la persona umana al cuore del progetto economico e politico europeo. E’ proprio per garantire lo sviluppo umano che le nostre società devono ricercare una crescita economica forte e sostenibile, basata sulla conoscenza e l’innovazione, nel rispetto del nostro ambiente fragile e delle nostre limitate risorse naturali.

La crescita economica è necessaria per garantire un livello elevato di impieghi e di protezione sociale in Europa. Essa richiede oggi, al più presto, degli avanzamenti concreti, soprattutto nella messa in opera di un vero spazio europeo della ricerca e dell’innovazione, che sia di stimolo tanto per le università che per l’industria e dotato di fondi comunitari sufficienti, così come di una politica energetica comune per garantire il nostro fabbisogno al prezzo migliore. Per affrontare quest’ultimo problema, che è di natura mondiale, una Europa che parli con una voce sola sarebbe un partner significativo. Essa deve mettersi nelle condizioni di gestire delle riserve in grado di assorbire i contraccolpi di un mercato quantomai volatile, d’intensificare prospezioni e investimenti nei processi di raffinazione e di promuovere le energie alternative. Essa contribuirà così a costruire un futuro energetico sostenibile per tutto il pianeta.

Troppi cittadini restano esclusi dai vantaggi della crescita economica. Dobbiamo reorientare con lucidità il nostro modello di vita individualista, dominato dal consumo. Al centro della nostra eredità figura infatti l’impegno a garantire la dignità della persona umana e la lotta contro ogni forma di esclusione. Sotto la pressione della concorrenza internazionale le società europee sono oggi minacciate da una divisione netta tra coloro che vivono nel benessere e nella sicurezza e coloro che, in numero crescente, sono minacciati dalla povertà materiale e che non hanno alcuna speranza di essere integrati socialmente. L’esigenza della giustizia sociale sollecita gli Stati membri di accompagnare la liberalizzazione del mercato con un rafforzamento progressivo delle norme sociali, ad assumere eventuali riforme delle situazioni di privilegio e ad eliminare il “dumping sociale”. Poiché la solidarietà è uno dei valori fondativi dell’Unione europea, il Trattato costituzionale dovrebbe essere completato con un capitolo sociale che metta maggiormente in luce la dimensione sociale, i valori e le norme che, nella diversità delle tradizioni dei diversi paesi, costituiscono una eredità comune. L’Europa deve conservare la sua vocazione sociale, parte costitutiva della propria identità, e garantire a ciascuno, qualunque sia la sua origine sociale, l’accesso ad una formazione, un lavoro ed una vita dignitosi.

Preoccupati per le generazioni future, chiediamo ai dirigenti europei di fondare la crescita economica su risorse rinnovabili e di condurre delle politiche di bilancio maggiormente orientate verso l’investimento sul futuro e a ridurre l’indebitamento che invece lo ipoteca.

3. Una responsabilità mondiale

Il fenomeno della globalizzazione degli scambi economici, la persistenza dei conflitti nel mondo dopo la fine della guerra fredda, le migrazioni, la povertà e le epidemie planetarie rappresentano delle sfide inedite per l’Unione europea. Richiamano l’Europa, ricca della sua eredita cristiana, alle proprie responsabilità mondiali per la pace, la solidarietà e per una governance mondiale a servizio dell’uomo. Per questo essa deve tornare all’essenziale, vale a dire ai propri fondamenti spirituali.

L’Europa, con la sua storia recente fatta di conflitti, oggi superati, e di cammini fruttuosi di riconciliazione, ha inventato una via nuova nella storia dell’umanità. Per questo è motivo di speranza. Questo esempio di unione nella diversità è un modello, che a sua volta può aiutare il mondo intero a progredire verso l’unità, attraverso una mondializzazione più rispettosa delle persone.

L’Europa deve anche essere un modello per ciò che concerne il vivere insieme di esseri umani di culture e religioni differenti. In un mondo globalizzato, le società europee sono sempre più invitate ad aprirsi ad altre culture e altre religioni. L’Unione Europea deve situarsi in questo nuovo contesto, per esempio favorendo il dialogo interculturale e interreligioso, avendo coscienza che questo dialogo è utile non solo per realizzare una convivenza nella pace ma anche per arricchire lo stesso progetto europeo.

Tutto questo comporta per l’Europa l’onere di tre compiti fondamentali:

Deve essere fattore di pace e per questo sviluppare i propri mezzi diplomatici e militari nella sola prospettiva auspicabile: al di là delle funzioni ordinarie di difesa, un ruolo mondiale di prevenzione e di risoluzione dei conflitti, di mantenimento della pace e di difesa dei diritti dell’uomo, ovunque questi siano minacciati, soprattutto dal fondamentalismo e dal terrorismo. Tenuto conto dell’urgenza, facciamo appello ai dirigenti europei affinché venga costruita, non nell’unanimità illusoria ma nel consenso, una diplomazia europea che si appoggi su una difesa che la renda credibile.

Deve essere promotrice della solidarietà internazionale e di partenariato per lo sviluppo: l’Europa deve avere la preoccupazione primordiale del rispetto della parola data ai paesi più poveri. Deve mostrarsi esemplare nella lotta per rispettare gli obiettivi del millennio, concentrando i propri sforzi sulla riduzione della povertà e intensificandoli per raggiungere, il prima possibile, l’antico obiettivo di consacrare lo 0,7% del PIL per l’aiuto allo sviluppo.

Deve costruire una politica comune dell’immigrazione con un approccio radicalmente nuovo al problema delle migrazioni, con un più stretto coordinamento delle politiche umanitarie di accoglienza e di integrazione dei migranti con politiche di co-sviluppo assai più vigorose nei paesi di emigrazione, che sono i partner dell’Europa, nel quadro in particolare dei partenariati con l’Africa e con l’America Latina.

Ma al di là di questi compiti, ve ne è uno che costituisce una vera sfida per l’Europa unita: immaginare, proporre e sostenere la messa in opera di una governance mondiale a servizio dello sviluppo durevole. Di fronte alle turbolenze della mondializzazione, l’esempio europeo può offrire un modello, che si tratti delle sue conquiste costituzionali e monetarie o dell’applicazione del metodo comunitario. I cittadini europei devono comprendere che il mercato mondiale è in accelerazione e che diventa urgente per l’Europa prendere il proprio posto affinché, senza complessi, essa possa assumersi le responsabilità che corrispondono alla vocazione del nostro continente.

4. Una unità da approfondire

Siamo convinti che l’Europa debba approfondire la propria unità e ritrovare la sua coerenza. Per questo, pur riconoscendo che la prospettiva di adesione all’Unione europea dei paesi candidati è il vettore più potente di riforme e di riconciliazione dei popoli europei, noi pensiamo che il bene dei membri attuali così come dei nostri partner necessiti di una pausa nella progressione degli allargamenti, al fine che l’Europa si concentri sulle proprie riforme istituzionali, cosa che non esclude affatto il rafforzamento della cooperazione con i paesi vicini. Continuando a rinviarle, è la sua stessa esistenza ad essere messa in pericolo. A causa della lentezza del loro adeguamento alle nuove realtà del mondo, è il peso stesso dell’Europa sulla scena internazionale che è oggi in gioco. E’ diventata urgente e indispensabile una riformulazione delle finalità politiche e culturali dell’Europa.

Al di là degli adattamenti istituzionali, ci aspettiamo dai capi di Stato e di governo che definiscano una vera e propria Etica della governance europea.
- Bisogna preparare le opinioni pubbliche a vivere in un nuovo quadro istituzionale e ad appropriarsi delle sfide di una Europa riunificata.
- Bisogna rinnovare la coesistenza dinamica tra le istituzioni europee e i governi nazionali, per evitare la rinascita dei conflitti dei nazionalismi.
- Bisogna riapprendere la sussidiarietà, che suppone una responsabilizzazione degli attori, soprattutto a livello regionale, locale e della società civile.

L’Unione europea non si può costruire senza i suoi cittadini. E’ dunque indispensabile allargare gli spazi della cittadinanza europea, favorendo delle forme nuove di partecipazione civica, stimolando la mobilità dei giovani con scambi scolastici e universitari e organizzando un vasto servizio civile europeo. Inoltre, la democrazia a livello europeo, che resta da costruire, deve fondarsi su delle istituzioni efficaci e su una partecipazione forte dei suoi cittadini. La mancanza di informazioni, financo la disinformazione sul funzionamento e sulle competenze dell’Unione europea è drammatica. E’ urgente fornire ai cittadini dell’Europa i mezzi per comprendere e per agire in seno alla democrazia europea. La trasformazione delle coscienze nei confronti dell’Europa suppone una riabilitazione della politica e una mobilitazione di tutti gli attori potenziali di una comunicazione positiva, chiara, perseverante e completa, per fare percepire l’Europa come più vicina e permettere a ciascuno di avere una coscienza più profonda della propria identità europea.

Noi pensiamo che questo cambiamento di mentalità non dipende solo dai nostri dirigenti politici. Anche la società civile, al proprio livello, deve assumere delle nuove iniziative che possono già sin d’ora esercitare una influenza decisiva.

Per questo, facciamo appello affinché:
- Gli uomini e le donne che hanno responsabilità politiche integrino la dimensione europea al centro delle proprie strategie e dei propri interventi pubblici.

- I Media diano più spazio all’Europa, facendo conoscere meglio i diversi paesi, le diverse culture; facendo anche conoscere meglio la natura e il funzionamento delle istituzioni europee.

- Gli educatori integrino la dimensione europea nei propri insegnamenti, senza aspettare una riforma dei rispettivi supporti pedagogici.

- I diversi attori della vita culturale moltiplichino gli scambi transfrontalieri e transnazionali.

- Tutti i responsabili della società civile iscrivano le proprie azioni e la loro realizzazione in una prospettiva europea.


Quali rappresentanti di diversi movimenti e organizzazioni europee di ispirazione cristiana, noi lanciamo questo appello per una nuova presa di coscienza da parte di tutti i cittadini dell’Unione europea. La visione dei padri fondatori dell’Europa non è una questione del passato. E’ il progetto per l’avvenire che il nostro continente attende: è una ragione di speranza per il mondo in questo inizio del 21° secolo. E’ una eredità che oggi è minacciata. Dobbiamo ridarle vita e trasmetterla agli europei e al mondo intero. Ci impegniamo a lavorare per questo con tutti coloro che condividono questo obiettivo.

Michel Camdessus
Presidente delle Settimane Sociali - Francia

Hans Joachim Meyer
Presidenza della ZDK (Comitato centrale dei Cattolici tedeschi) - Germania

Jean-Marie Brunot
Settimane Sociali Francia
Coordinatore del gruppo IXE - Francia

Alain Heilbrunn
Settimane Sociali Francia
Coordinatore del gruppo IXE - Francia

Luca Jahier
Presidenza ACLI- Segretario Retinopera - Italia

Wilhelm Rauscher
ZdK (Comitato centrale dei Cattolici tedeschi) - Germania

María Luisa LLadó de Sols
Asociación Católica de Propagandistas - Spagna

Henryk Woźniakowski
Editions ZNAK - Polonia

Antoine Arjakovsky
Directeur de l’Institut d’Etudes Œcuméniques, Universita Cattolica di Lviv - Ucraina

Theo Peporté - Luxemburgo

Anna Kolková
Editions LUC - Slovacchia

Neven Šimac
Cercle Académique Chrétien - Croazia

Pedro Sols
Asociación Católica de Propagandistas - Spagna

Piotr M. A. Cywinski
Président du KIK – Club de l’Intelligentsia Catholique - Polonia

Franco Garelli
Secrétaire Semaines Sociales des Catholiques italiens - Italia

Peter Grubits
Secrétaire général de l’Action catholique autrichienne (KAÖ) - Austria


E cos’è IXE

Nel corso degli anni ’90, le Settimane sociali di Francia hanno preso coscienza del fatto che i problemi di società non potevano orami più essere studiati e dibattuti che situandoli in un contesto internazionale e, in primo luogo, nel contesto europeo. Gli scambi avviati sin dal 1999 tra le Settimane sociali di Francia e il Comitato centrale dei cattolici tedeschi (ZdK) avevano dimostrato che i due organismi condividevano le stesse preoccupazioni. Pertanto, i due Presidenti firmavano il mese di maggio successivo un “Manifesto per una coscienza europea” che è stato il punto di partenza di un processo originale.

Questo processo ha permesso la costruzione progressiva di una rete di “cristiani sociali”, provenienti dall’ovest, dal centro e dall’est dell’Europa, una rete informale il cui primo obiettivo è stato quello di permettere ai suoi membri di conoscersi e di comprendersi meglio, malgrado la differenza delle rispettive sensibilità, delle storie e delle culture. Il secondo obiettivo di questa rete è di costituire un luogo di osservazione critica dell’evoluzione della costruzione europea, un luogo di riflessione in riferimento ai principi del pensiero sociale della Chiesa, al fine di potere, ogni volta che ciò è possibile, esprimersi e fare delle proposte.

Infine, questa rete è chiamata a mobilitarsi per contribuire al successo di grandi manifestazioni di dimensioni europee. Come è accaduto nel settembre 2004, per la sessione del centenario delle Settimane sociali di Francia. Come è stato anche in occasione del Katholikentag di Sarrebruck, nel maggio 2006, nel quadro del settore tematico consacrato al ruolo della giustizia nella nuova Europa. E’ infine ancora il caso, attraverso un partenariato con la Commissione degli Episcopati della Commissione Europea (COMECE) per la preparazione di una manifestazione di commemorazione del 50° anniversario del Tratatop di Roma, prevista a Roma nel marzo 2007.

Dal giugno 2002 questa rete è animata da un gruppo di lavoro, che riunisce oggi i rappresentanti di dodici paesi europei e della Comece. Questo gruppo è in stretta relazione inoltre con i responsabili delle Settimane sociali di Italia e Spagna.

Questo gruppo infine, riunitosi in Lussemburgo nel marzo 2006, ha preso il nome di “Iniziativa dei Cristiani per l’Europa”, denominazione alla quale corrisponde l’acronimo di IXE.


Ritroviamo il senso della costruzione europea